“I nodi da sciogliere sulle royalties in dogana” di Michele Marzano e Raffaele Massimo Simone

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I nodi da sciogliere sulle royalties in dogana 

Commento a cura di Raffaele Massimo Simone, Michele Marzano – Puri Bracco Lenzi e Associati, Studio Legale e Tributario

I dazi doganali gravano, generalmente, sul cosiddetto “valore di transazione“, cioè sul prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci nel momento in cui queste sono vendute per l’esportazione verso il territorio doganale dell’Unione (art. 70 del nuovo Codice Doganale dell’Unione).
Si tratta, in sostanza, del prezzo determinato dal fornitore estero, e accettato dall’acquirente, per la compravendita dei beni.
A tale valore solo in via eccezionale possono aggiungersi o sostituirsi entità diverse.
Tra gli importi che vanno aggiunti, v’è ad esempio quello dei pagamenti da effettuare come condizione della vendita delle merci importate, ossia quei pagamenti – ulteriori rispetto al corrispettivo di compravendita della merce – in assenza dei quali il fornitore estero non cederebbe la merce all’importatore UE, o quest’ultimo non potrebbe acquistarla.In questa prospettiva, le royalties, pagate dall’importatore per ottenere la licenza di distribuzione delle merci (una volta sdoganate nel territorio dell’Unione), sono in linea di principio estranee al valore doganale e ne sono attratte solo al ricorrere di particolari condizioni.
In specie, affinché le royalties siano assoggettate ai dazi, è necessario non solo che sussista una chiara relazione tra la merce importata e la licenza distributiva (come ad esempio avviene quando l’importatore autorizzi il fornitore estero a imprimere sulle merci il marchio acquisito in licenza); occorre altresì che il pagamento delle royalties sia qualificabile come “condizione di vendita” delle merci importate [art. 71, punto c), del Nuovo Codice Doganale].
E questo avviene solo in tre casi: quando l’impresa estera, esportatrice delle merci, o un soggetto ad essa “collegato”, richieda il pagamento delle royalties; quando il pagamento delle royalties da parte dell’acquirente sia effettuato per soddisfare un obbligo del venditore, conformemente agli obblighi contrattuali; quando, infine, le merci non possono essere vendute all’acquirente o da questo acquistate senza versamento dei corrispettivi o dei diritti di licenza a favore di un licenziante [rispettivamente, punti a), b) e c) dell’art. 136, par. 4, del Regolamento n. 2744/2015].
Le tre ipotesi sono volte a evitare che il pagamento dei diritti di licenza collateralmente a quello del prezzo di compravendita delle merci ne riduca la base imponibile e quindi alteri la corretta tassazione doganale.
Solo quando v’è il rischio che il corrispettivo tendenzialmente unitario della compravendita sia frazionato tra componente fisica (merci) e immateriale (diritti di licenza), ha infatti senso prevedere che i corrispettivi di licenza debbano essere inclusi nel valore delle merci, con funzione integrativa del prezzo di queste ultime.
Alcuni Uffici periferici sembrano però prescindere da tali considerazioni e ritenere sufficiente il semplice nesso tra le merci sdoganate e le relative licenze distributive, sminuendo la verifica di effettive “condizioni di vendita“.
Orientamento in verità censurabile per due ordini di ragioni.
Da un lato, perché introduce una presunzione relativa di inclusione delle royalties nel corrispettivo di compravendita, determinando un’inversione probatoria a carico del contribuente che non trova sostegno nelle norme ed è ripudiata dalla stessa prassi europea [cfr. documento TAXUD/B4/(2016) 808781 del 28 aprile 2016, nella traduzione fornita dall‘Agenzia delle Dogane con nota del 17 giugno 2016].
Dall’altro, perché tradisce l’ispirazione di fondo della disciplina doganale, nella quale la tassazione delle royalties deve essere circoscritta ai casi in cui v’è ragione di temere che porzioni del corrispettivo della compravendita dei beni siano trasferite sui corrispettivi di licenza con l’obiettivo o l’effetto di erodere l’imponibile doganale.
Rischio questo che appunto si manifesta solo laddove il pagamento delle royalties sia indissolubilmente legato alle vicende che riguardano la merce, solo cioè nei casi in cui la merce non possa essere venduta, acquistata o trasferita all’importatore senza che questi assolva il pagamento dei diritti di licenza.

Le Fonti Awards 2017 – puri bracco lenzi e associati MIGLIOR STUDIO TRIBUTARIO DELL’ANNO

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Milano 20 novembre 2017 – Lo Studio Legale e Tributario Puri Bracco Lenzi e Associati, è stato riconosciuto Studio Professionale dell’Anno Diritto Tributario dalla giuria del premio Le Fonti in occasione della serata di premiazione svoltasi presso Palazzo Mezzanotte lo scorso 13 dicembre.

Il premio è stato attribuito allo Studio Puri Bracco Lenzi e Associati per la notevole specializzazione in tutti i settori del Diritto Tributario e per l’impegno con cui i Soci forniscono una consulenza di qualità, assistendo con professionalità, rigore e accuratezza i clienti in tutte le questioni legali attraverso elevate competenze che spaziano dalla fiscalità nazionale a quella internazionale.

“Siamo orgogliosi di questo riconoscimento – afferma Guido Lenzi, name partner dello Studio – che conferma che la strada intrapresa dal nostro Studio è quella giusta. Il riconoscimento di una elevata esperienza nel campo tributario grazie alle approfondite conoscenze e specializzazioni che tutti i nostri Partner mettono a fattor comune e grazie alle quali siamo in grado di offrire ai clienti una consulenza specifica e di qualità in ogni questione in tema di fiscalità”.

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